ANGELO BELTRAME

Un fisico asciutto, un volto squadrato e ben conscio delle difficoltà della vita, un’esistenza passata a confrontarsi con il bisogno e la necessità, ma sempre con una carica di energia e di vitalità che lo hanno sempre contraddistinto, questo era Angelo Beltrame, paracadutista di San Giovanni Ilarione, reduce dalla guerra e dall’emigrazione ed assurto ad emblema della giovane associazione paracadutisti di San Giovanni Ilarione.
Nasce ai Beltrami di San Giovanni Ilarione il 22 novembre 1923 e vive una giovinezza non diversa dai coetanei, fatta di scuola, lavoro nei campi, ma all’età di 15 anni emigra con la famiglia in Tripolitania, in cerca di fortuna.- Non si ha tempo per pensare ai sommovimenti politici europei in corso, si deve badare a dissodare la terra e farla produrre.
Nel 1940 osserva casualmente un lancio di paracadutisti, è la prima volta che vede un tale spettacolo e segue con apprensione uno a cui disgraziatamente non si è aperto il paracadute e che cadendo si impianta nella sabbia.
Capisce da quel momento che il suo futuro con le stellette sarà da paracadutista.
Rientra in Italia nel 1940 e nel 1942 viene arruolato come paracadutista. La situazione della patria, tuttavia, precipita, ma lo spirito della divisione Nembo , che raggruppa i paracadutisti italiani, divisione mai sconfitta su nessun teatro bellico, è sempre alto. I parà si sono dovuti ritirare per obbedire agli ordini superiori, ma hanno saputo degnamente rappresentare lo spirito e la coscienza dell’Italia. Combattono per dare una dignità e un valore ad un patria ormai alla deriva. Fra questi c’è il giovane Angelo, che ha scelto, insieme all’intera divisione, dopo l’8 settembre, di combattere la dittatura e l’invasore tedesco a fianco delle truppe alleate. Eccolo allora partecipare alla battaglia di Cassino, una battaglia impressionante per intensità e potenza di fuoco. Sembrava proprio la fine del mondo.
Il fronte è in continuo movimento e per alcune ore viene preso prigioniero dalle SS tedesche.
Per fortuna prima, durante il lancio dall’aereo, aveva avuto l’ispirazione di far scivolare la pistola all’interno dei pantaloni da lancio. Le SS avevano già predisposto i ganci ai quali appendere per il mento i prigionieri e lasciarli agonizzare fino alla morte quando Angelo, grazie alla sua arma, riesce ad eliminare la prima SS e i suoi compagni,con le nuove armi, hanno il sopravvento sulla pattuglia tedesca per poi tornare insieme a combattere.
Superata Cassino, lasciando dietro morte e distruzioni inimmaginabili, anche il nostro protagonista risale la penisola, sempre in prima linea, a fianco dell’8^ armata britannica agli ordini del generale Alexander, il quale capisce il valore e la capacità operativa delle nostre “aquile” e le apprezza. Man mano che si sale verso Nord, si succedono vari scontri con l’esercito tedesco, non convinto della sconfitta ormai inevitabile e fiducioso nell’”arma nuova”.
I paracadutisti vengono lanciati nelle retrovie nemiche, per segnalare, sabotare e per preparare la strada all’esercito che avanza. E’ una situazione critica, che coinvolge anche la coscienza. Si deve combattere contro gli italiani fedeli al Duce e ai Tedeschi, alleati di ieri, a volte si è pure mal sopportati dalle truppe inglesi, anche se con i paracadutisti facevano qualche eccezione. I nostri parà sono animati da uno spirito combattentistico bestiale. Inferiori in armamento, suppliscono con il coraggio e con l’ardore personale. E così arriva il 25 aprile 1945, si arriva a casa. L’Italia è liberata, ma deve ricostruirsi.
Gli Inglesi offrono ad Angelo la possibilità andare in Inghilterra a fare l’istruttore per i giovani paracadutisti britannici, ma il nostro protagonista preferisce rimanere in Italia, anche se sa che il futuro non sarà facile. Affronta la nuova realtà facendo tesoro dello spirito e della formazione imparata sotto le armi. Sa che deve resistere, mai cedere. I paracadutisti non sono mai arretrati e neanche Angelo arretra davanti ai problemi della vita.
Parte come stagionale in Francia, per la raccolta delle bietole e del frumento e si porta a casa i primi soldi per poter realizzarsi. A 24 anni si sposa con Elisa Lovato, che lo rende papà felice di Graziella, ma nel 1954 un male incurabile si porta via la moglie, lasciando il marito e la figlioletta in una situazione delicata ed amara. L’unica soluzione è quella di dare una nuova mamma alla piccola Graziella e si risposa nel 1955 con Maria Ottavia Colognato, dai Bellieri.
Comincia una nuova vita, trova stabile occupazione in paese, da Soprana, che tratta le terre coloranti e per arrotondare distilla grappa “ casalina” in quantità industriale. E’ una situazione forse un po’ comica: di giorno lavoro, di notte distillazione, ma il suo fisico da vero parà batte anche la fatica e il sonno. Arrivano intanto ad aumentare la famiglia Marisa, Lorenzo,Anna, Maurizio, Franco, Paola e Giovanna. Sono veramente in tanti, ma sulla tavola non manca mai il necessario. A Santa Lucia c’è sempre un regalo per tutti. Chiusa la ditta Soprana, passa alle dipendenze della ditta “Dal Cero” a fare il ferraiolo, poi dai f.lli Beschin e da Romeo Pandolfo.
Continua la sua esistenza con sacrificio, porta avanti la famiglia con orgoglio.
E’ uno spirito altruista, quando e dove può aiuta gli altri, è fra i primi in paese a diventare donatore di sangue.
La sua felicità raggiunge l’apice quando i figli, chiamati alle armi, scelgono il corpo dei paracadutisti. E’ la continuazione di una tradizione, una continuazione di valori, una continuazione di esempi.
Tutti si sposano, si realizzano e il papà vede la realizzazione delle proprie fatiche nel futuro dei suoi ragazzi. Ad essi ha trasmesso il senso dell’onestà, della laboriosità, del sacrificio, dell’altruismo e il vero paracadutista li incarna proprio tutti, questi valori.
Il 1995 è segnato da una grave malattia che lo tiene fra letto e divano per 9 mesi, ma poi si riprende, come il tronco di quercia che secca sopra, ma da sotto spunta sempre un nuovo germoglio.
Arrivano i nipoti, che sono il suo orgoglio e il suo avvenire, ad essi raccomanda “ mente sveglia e nervi saldi”, proprio come prima di ogni lancio con il paracadute
Viene decorato con la croce al merito di guerra, con l’attestato degli alleati a firma del gen. Alexander, con il diploma di onore del Presidente della Repubblica Italiana.
Nel 2006, sette mesi dopo la scomparsa della seconda moglie, Angelo muore e compie idealmente il suo ultimo lancio nella vita, raggiungendo i compagni caduti e dove, planando sereno nel cielo libero ormai dall’odio e ove si respira solo fratellanza e pace, la “Folgore”, succeduta alla Nembo, lo accoglie nel suo abbraccio, con il basco in testa dal colore ciliegia matura, per portarlo nel mondo degli eroi .
GERMANO POSENATO

